
“E ora lo sono“, mi dice Giulia, mentre tiene in braccio la piccola Ambra, tre mesi e una gran disinvoltura di fronte alla web-cam: mentre io e sua mamma chiacchieriamo lei ci guarda prima incuriosita, poi perplessa, e alla fine sceglie di addormentarsi.
Giulia, libera professionista di Roma, ha sempre desiderato diventare mamma, farsi una famiglia: “Purtroppo anche l’ultima mia storia d’amore è finita male, e quando ti avvicini ai 40 anni hai di fronte due scelte se vuoi avere un figlio: aspettare ancora l’uomo giusto con cui costruire una famiglia e rischiare di trovarti fuori tempo massimo, oppure decidere di diventare madre da sola”
Sono parole che Giulia pronuncia con la normalità di chi le ha pensate e risolte da tempo, ma che hanno il potere di spaccare società intere su un tema delicatissimo.
Perché Giulia non è solo una madre single, ma è una donna che ha preso un aereo per andare all’estero e, quando è tornata in Italia qualche giorno dopo, era incinta.
“Sono una persona determinata: quando dico di voler fare una cosa la porto a compimento, e così è stato anche per la maternità. Sapevo di avere la possibilità di ricorrere alla banca del seme e l’ho fatto: ho sempre visto un figlio come il completamente della vita, il suo senso profondo. Desideravo qualcuno a cui donare amore, a cui trasferire gli insegnamenti e le esperienze: un figlio è la vita che si tramanda e si rinnova.”
Le donne single che ricorrono alla banca del seme e alla fecondazione in vitro sono sempre di più, e hanno spesso alcune caratteristiche in comune: un’età tra i 37 e i 42, relafecondazione assistita, Spagna, banca del zioni sentimentali fallimentari alle spalle, una vita risolta dal punto di vista professionale e la forza di un desiderio materno puro.
Puro in quanto indisponibile a maturare in un rapporto sentimentale sbagliato, puro in quanto non motivato da aspettative o pressioni sociali e famigliari.
“Quando ho deciso di andare in Spagna per la fivet – mi spiega Giulia – non ho detto niente ai miei genitori: mi ero ripromessa di parlargliene solo se la fecondazione fosse andata a buon fine. I miei tre fratelli erano tutti d’accordo con il passo che stavo per compiere, ma sono partita da sola: e là mi sono sentita forte, sicura. Stavo facendo la cosa giusta.”
Le chiedo come sono le procedure, se le è stata data la possibilità di scegliere il padre: “Assolutamente no: questa è una cosa che ti chiariscono subito durante il primo colloquio. La scelta è operata dal team preposto, che seleziona il donatore in base alle caratteristiche della madre, in modo che il figlio le assomigli il più possibile.”
Somiglianza significa riconoscimento e appartenenza, due sentimenti che contano moltissimo nella definizione dell’identità.
“Quando hanno inseminato i miei ovuli espiantati – continua Giulia – ci sono state tre fecondazioni: due embrioni mi sono stati impiantati, uno l’ho congelato. Normalmente dei due embrioni impiantati ne sopravvive solo uno, e così è stato nel mio caso.”
Ci sono anche casi in cui sopravvivono entrambi, e la gravidanza diventa gemellare.
“Una volta avuta la conferma della gravidanza ho radunato tutta la famiglia: vedendosi tutti i figli intorno mia madre ha capito che c’era una grande notizia in arrivo. Quando poi mia sorella le ha portato due babbucce da neonato per darle un indizio, si è girata subito verso di me e ha detto ‘Ecco cosa sei andata a fare in Spagna’. Ha capito subito che si trattava di me, non ha avuto la minima esitazione.”
Oggi Ambra ha tre mesi, assomiglia moltissimo alla madre, ed è una bimba meravigliosa che cresce circondata da tutta la famiglia e da moltissimi amici: “I miei genitori mi aiutano molto nella gestione quotidiana di Ambra. Economicamente un figlio è un impegno notevole, ma i sacrifici non mi spaventano. Oltre ad avere un buon lavoro ho sempre vissuto da sola, sono cresciuta imparando a gestirmi e a stringere la cinghia quando ce n’era bisogno: questo aspetto non mi spaventa.”
Ma c’è sicuramente un altro risvolto di questa scelta che non sarà di facile gestione: il giudizio sociale.
“In questo la gente non si risparmia mai – mi conferma Giulia – Io ho già dovuto rispondere a moltissime critiche, sono stata accusata soprattutto di egoismo, mi è stato chiesto chi mi credo di essere per mettere al mondo una bambina privandola della figura di un padre. Io ovviamente spero con tutto il cuore che questo padre arrivi, ma non voglio accontentarmi, come fanno in molte, pur di dare una figura maschile di riferimento ad Ambra. Nel caso in cui un compagno all’altezza della situazione non arrivi, ci saranno suo nonno e i suoi zii, e io che cercherò di darle tutto l’amore che so.”
Nel terreno minato dell’amore, soprattutto quando confina con l’etica della vita e chiama in causa altri essermi umani, tutti dovremmo compiere il grande atto di coraggio dell’onestà, per quanto scomodo ci possa risultare.
Talvolta sono gli altri a portare il disagio dove non esiste, ad esasperare una differenza attraverso giochi i crudeli dell’esclusione piuttosto che dell’inclusione. Il problema vero spesso viene creato da chi ci sta intorno, da quelli che desiderano visceralmente che ci sia un problema anche se non ne esiste davvero uno.
Non saper (o non voler) fare una distinzione tra i bisogni naturali del bambino, quelli sociali e quelli culturalmente indotti nasconde spesso una malafede delittuosa.
Se solo sapessimo essere clementi, se solo sapessimo essere felici.
Guardando Giulia e Ambra al di là della web-cam, vedo una maternità splendida e, questo sì, un compimento assolutamente felice.
Possiamo dire che è umana perchè l’abbiamo vista aggredire un giornalista in Thailandia in un impeto di rabbia, ma non fosse stato per quell’episodio disdicevole e tremendamente terreno, Bjork sembrerebbe una creatura a metà strada tra la terra e il cielo. Una madre-natura eclettica e colorata, un elfo delle foreste, una forza creatrice potente e surreale: ascoltando la sua musica si viene proiettati in un interregno accogliente e spiazzante, senza coordinate geografiche e fatto di acqua e ghiaccio.
Una vita intera dedicata alla musica, occasionalmente prestata al cinema, e oggi impegnata nella protezione dell’ambiente.
Dopo aver creato album di grande successo, e aver recitato per Lars Von Trier in Dancer in the Dark, oggi Bjork non continua solo ad essere un personaggio artistico di spicco, ma ha anche ufficializzato il suo impegno civile.
Il suo ultimo Biophilia sublima l’unione tra musica e tecnologia: un progetto multimediale lanciato a ottobre 2011 che prevede alcune apps per iPad che permettono all’utente di interagire con l’ambiente creato per ogni canzone, giocandoci, modificandolo, esplorandone le potenzialità.
Al contempo, dopo un’intera carriera passata cercando di tenersi fuori dalle questioni politiche (sebbene si fosse espressa ripetutamente in favore dell’indipendenza del Tibet e del Kosovo, suscitando polemiche internazionali), ha deciso di schierarsi e di iniziare a lottare per il suo paese, l’Islanda: una terra che ha recentemente affrontato situazioni politico-economiche in modo rivoluzionario (alcuni l’hanno paragonata alla “primavera araba” del nord), e che custodisce un patrimonio ambientale unico al mondo.
Bjork ha creato un’organizzazione chiamata Nattura, come una sua famosissima canzone, con lo scopo di combattere la privatizzazione e il saccheggio e proteggere le risorse nazionali, ripetutamente minacciate dalla cattiva gestione statale (famosa la cessione del biogas ad una società canadese).
Ma Bjork è anche moda, e non poteva essere altrimenti: la sua forza creatrice si esprime anche attraverso i suoi abiti, che sanno ricordarci sempre che probabilmente non è una donna di questo mondo.
Perché non è semplicemente eccentrica, ma è una creatura a parte, fusa con la natura (celeberrimo il suo abito-cigno). Alexander McQueen e Jeremy Scott hanno spesso contribuito alla creazione del suo stile, riconoscendo in lei una grande e feconda musa ispiratrice.
La sua terra parla attraverso il suo corpo, il suo essere, la ricopre di muschio e di vapore acqueo, facendola vivere e brillare attraverso la voce, i colori e gli abiti: in modo assolutamente inarrestabile.





