
Dice che la passione per il riutilizzo intelligente dei materiali le è stata trasmessa dal nonno, così come la manualità e la voglia di provare a costruire e creare cose nuove. Passava in questo modo buona parte del suo tempo di bambina, Emily, e ora che ha 24 anni ha già vinto una serie infinita di premi, tra cui quello di pioniere ambientale di Cosmopolitan nel 2008 (Ultimate Save-the-Planet Pioneer), quello di donna dell’anno della Barclays nel 2009 (The Barclays Woman of the Year Award), e si è piazzata tra le 10 giovani eccellenze del mondo nel 2010 (Top Ten Outstanding Young People in the World).
Anche se ha realizzato altri progetti, l’invenzione che l’ha portata alla fama mondiale è il frigorifero portatile e sostenibile: composto da due cilindri infilati uno nell’altro che funzionano con i raggi solari, non ha bisogno di elettricità, e può essere realizzato con materiali facilmente reperibili anche nei paesi più poveri (legno, plastica, sabbia o lana, ad esempio). Si alimenta di acqua (anche sporca o impura), che viene assorbita dalla sabbia o dalla lana che stanno nello spazio tra un cilindro e l’altro: con il calore del sole l’acqua evapora e tiene fresco(a 6 gradi centigradi) il contenuto.
Il frigorifero di Emily oggi è utilizzato in alcune comunità dell’Africa del Sud, ma non è l’unica sua invenzione ad essere stata pensata per questi paesi così poveri: c’è anche la scala che serve a trasportare più secchi d’acqua dalla fonte al villaggio, ottimizzando il viaggio (talvolta molto lungo) con maggiori approvvigionamenti.
Laureatasi con menzione d’onore nel 2010 all’Università di Leeds, Emily sta attualmente lavorando a diversi progetti, che non vediamo l’ora di scoprire.
Come nel caso di Veronika Scott, siamo di fronte a ragazze giovanissime che mettono il proprio genio creativo al servizio dei meno fortunati: questi rimangono gli esempi più belli di talento che si sposa con l’idealismo. La mia speranza è che non perdano mai entrambe le cose, e che il loro esempio possa essere virale.
Solamente alla sua seconda edizione, e già la Milan Image Art Fair è un successo incredibile.
Sarà che la mancanza di un evento simile nel panorama artistico italiano suonava ormai clamorosa, sarà che gli organizzatori sono stati piuttosto bravi ad integrare l’esposizione con una programmazione culturale interessante: ma di fatto MIA Fair si merita complimenti e felicitazioni, soprattutto in un panorama come quello italiano che da troppo tempo mortifica cultura e arte.
La fotografia era ormai quasi scomparsa da manifestazioni prestigiose come il MiArt: al 27 di Via Tortona si è invece palesata in tutto il suo splendore, facendoci tirare un sospiro di sollievo e mostrando di saper attrarre anche rilevanti contributi e interesse dai mercati esteri.
Molti i nomi femminili presenti, molti gli scenari da custodire impressi nella retina: tra tutte, Valentina Vannicola, che personalmente trovo irresistibile, e Alexandra Pouzet, entrambe rappresentate dalla galleria Bicigi Photography.
La Vannicola rappresenta un mondo pazzesco, che direttamente o indirettamente ha a che fare con le favole: dal Don Chisciotte alla Principessa sul Pisello, gli scenari nei quali ci trasporta hanno sempre a che vedere con il racconto. Le sue donne sognano, e mentre leggono un libro vengono trasportate in realtà parallele abitate da personaggi surreali. Casalinghe e viaggiatrici, come nella serie “Escape”: l’altrove che diventa salvezza, e che ci redime da ogni bruttura.
Nei suoi lavori traspare un amore per i costumi e la scenografia che va molto oltre lo scatto fotografico: un’artista piena di vento e colori.





