
Nel giorno di San Valentino vi informiamo che Ken ha mollato Barbie. Lo ha fatto dopo aver saputo che contribuiva alla deforestazione globale.
Questa la versione di Greenpeace, diffusa attraverso un video che ha portato la Mattel ad interrompere i rapporti con le aziende coinvolte nella distruzione dei polmoni verdi del nostro pianeta.
Dalla fine del 2011 la Mattel si è infatti impegnata a garantire che almeno il 70% del packaging dei giochi sia costituito da materiali di riciclo, per arrivare all’85% entro il 2015.
E mentre Barbie cerca quindi di guadagnarsi una dignità ecosostenibile, c’è chi ne condanna l’identità filosofica: perché Barbie è l’emblema del vuoto spinto, di una femminilità vanesia e artificiale, fatta solo di shopping, lusso e flirt.
Barbie è poi il simbolo della perfezione estetica, dell’omologazione che uccide l’immaginario e mortifica la realtà: mai un chilo di troppo, mai una ruga o un capello bianco.
Lo sanno bene le ragazze di “Adios Barbie”, un bellissimo blog che si occupa in modo approfondito degli stereotipi che ruotano intorno alla bellezza e al corpo, combattendo la standardizzazione e lottando per l’accettazione dell’individualità. I temi trattati, tutti in maniera molto intelligente, vanno dall’erotismo ai disordini alimentari, dalla chirurgia plastica alla pubblicità, dalla violenza sulle donne alle salute, donando profondità alle nostre riflessioni e una lente di ingrandimento ben calibrata sulle questioni.
La redazione di Adios Barbie è interamente composta da donne con una solida formazione accademica alle spalle e esperienze importanti nell’ambito dell’immagine corporea messa in relazione con l’identità.
Amare il proprio corpo attraverso una sana relazione di identificazione e accettazione è piuttosto raro, e pare che Barbie in questo non ci abbia per niente aiutato.
Ne sono convinti anche tutti quegli artisti e pubblicitari (tutt’altro che pochi) che le hanno derise, fatte ingrassare, decapitate, trasformate in pazze sadiche o in ninfomani capaci di accoppiarsi in ogni angolo della città.
Eppure la dissacrazione che il mondo creativo e intellettuale ha messo in atto negli ultimi dieci anni pare non intaccare minimamente la longevità del mito, né tantomeno l’influsso subdolo nell’immaginario delle bambine.
Fatela ingrassare, mettetele un libro in mano e facciamola finita.
ero una collezionista di barbie…e tutte facevano le maestre con tanto di quedernini e matitine…ero già deformata allora!però le rivalutavo, no?! bell’articolo Torre
Un ottimo imprinting, direi
Tra la Barbie e Hollywood chi avrà fatto più danni al nostro immaginario? Forse Cenerentola, però.
Uccidi la Barbie che è in te





