
L’arte di Maria La Rosa è un’arte prima di tutto tattile, ma non di quelle da sfiorare in punta di dita: i suoi tessuti regalano grandi piaceri soprattutto se tastati e accarezzati a piene mani. Le lavorazioni corpose, le trame importanti, le linee sempre nuove, vanno oltre il puro appagamento estetico.
Che poi, per carità, gli articoli sono belli anche visti on-line o sui giornali: ma quando li ho potuti osservare personalmente esibiti nel suo atelier, avendo modo di toccarli e provarli, allora sì che la loro bellezza mi ha completamente catturato.
La carriera di Maria La Rosa è stata da subito indirizzata verso il mondo della moda, ma fu solo in un negozio lungo la Senna che scoprì la sua vera strada: era a Parigi per seguire le sfilate, e da un rigattiere trovò un vecchio telaio in legno, senza parti meccaniche, sul quale iniziò ad intessere i suoi primi lavori.
L’abilità e lo stile era quello delle donne di Sicilia, la sua terra natale, il gusto era quello della Milano in cui si era trasferita, l’ispirazione invece della terra del Salento, dove si rifugiava talvolta col marito.
L’azienda, interamente a conduzione famigliare, beneficia oggi del contributo creativo anche delle figlie Lisa e Alice, belle ed eleganti come la madre: “L’80% del nostro fatturato arriva dal mercato estero – mi raccontano – Stati Uniti e Giappone sono i nostri acquirenti forti. Lì si ricerca ancora il vero Made in Italy. Noi lavoriamo per un mercato di nicchia, e di fatto non abbiamo risentito molto della crisi. Il prodotto è talmente particolare sotto ogni punto di vista che riesce a reggere bene alle oscillazioni dell’economia”.
Le peculiarità delle borse, delle calze (le parigine sono pazzesche), e di tutti gli altri articoli prodotti da Maria La Rosa risiedono infatti non solo nella scelta attenta dei tessuti e dei materiali, ma anche nella lavorazione artigianale che impone produzioni limitate e alta qualità di fattura.
Non posso fare a meno di pensare al libro di Edoardo Nesi “Storia della mia gente”, al racconto che lo scrittore fa del disfacimento della realtà tessile italiana e del tracollo delle piccole aziende famigliari e artigianali, schiacciate dalla concorrenza seriale dell’estremo oriente.
Incontrare Maria La Rosa ha significato trovare una delle eccellenze italiane ancora vivissime nonostante tutto: e se questa non è la sede per analizzare nel dettaglio le ragioni di questi successi creativi, manageriali e artigianali, lo è invece senz’altro per seminare speranza e raccogliere compiacimento.
Secondo voi, almeno una borsa non me la sono comprata?
Impossibile resistere.





